sabato 2 dicembre 2017

La risposta alla tua domanda

Ho tante immagini nella testa confuse e sequenziate da contrasti di gioia e dolore. Ognuna bilancia l'altra, altrimenti mi resterebbe solo una richiesta d'aiuto per poter osservare le mutevoli sembianze e la meschinità dei sentimenti, senza che possano ferirmi.
I miei primi giochi erano i miei supereroi preferiti e li portavo a scuola, lasciandoli sul banco durante le lezioni vicino alle matite colorate che prestavo talvolta ai compagni di classe. Tornavano a me tutte rotte, senza spiegazioni, insieme ai volti affranti di chi mi aveva chiesto di fidarsi.
Di quando ero ragazzo ricordo la notte, l'ora tarda, e l'uscita dalla discoteca. Il parcheggio è pieno di auto e io non trovo o ricordo quella che mi ha portato lì, e gli altri ragazzi che camminano in senso opposto al mio mi vedono barcollare. Non capisco cosa mi sta succedendo, mentre i miei amici, stupidi più di me, mi seguono perché lo sanno. Potrei rendermi ridicolo ed è una parte della mia vita che non vogliono perdersi. Non so cosa abbiano messo nel mio cocktail, ma mi fa sentire strano ed ho paura. Quando li ho conosciuti non erano così. Eravamo tutti innocenti e seguaci delle buone maniere, poi si forma il carattere e bisogna capire qual è il proprio ruolo nel gruppo. Tutti volevano primeggiare. Io non ne sono mai stato capace, mentre ascoltavo i loro problemi, senza approfittarne per metterli in difficoltà e anche se molti di loro non erano disposti ad ammetterlo, mi somigliavano molto. Alla fine mi abbracciarono. Mi spiegarono che lo avevano fatto per me, perché sapevano quanto soffrissi per una ragazza e di quanto avessi bisogno di non pensare. Mi dissero che Marica non era la ragazza adatta a me e mi strinsero forte come se il mio dolore fosse il loro.
Quando andai in vacanza, vidi su di una spiaggia al di là dell'oceano una ragazza camminare indossando un pareo arancione, senza sapere chi fosse. Camminò tutto il tempo, lasciando impronte sulla sabbia. Era molto giovane ed avventurosa. Conosceva l'isola e gli isolani. Quando suonarono le campane della chiesa sussurrò che padre Emilio si era svegliato, e quando cadde un albero alzò il braccio per salutare Tulio, che di tagliarli lo faceva di mestiere. Ad un certo punto si accasciò a terra; non si bagnò perché aveva paura dell'acqua, ma desiderava tremendamente andare dove nascono le onde e scoprire i mondi di quei turisti che arrivavano con le navi. Lei non era capace di salirci, aveva paura dell'acqua.
Non so che fine fece, solo che non la vidi mai sbarcare su altre coste.
Non so dire se sia mai partita o se abbia trovato la morte durante la traversata. Spero solo che abbia scoperto il suo di mondo e l'abbia raccontato a chiunque si fosse fermato a dirle che l'acqua non era troppo fredda per un bagno.
Mio nonno mi raccontò i segni di una guerra, esplosioni improvvise che in natura non esistono, compagni feriti che chiedono di morire. Mi raccontò della paura che gli impedì di premere il grilletto; guardava i compagni con cui era rannicchiato nella trincea, delle lacrime e del pentimento di essere partiti e promise a se stesso di sopravvivere.
Mi spiegò che non esiste disonore in guerra; si impara ad amare la vita e gli sconosciuti che tutti i giorni si incontrano mentre si va da un posto ad un altro.
Vedo una pizza, buona e appena sfornata. Il ristorante ha un ambiente accogliente con gli amici di sempre. Si sta insieme, si ride e si scherza. Ci sono le candele sui tavoli e le bottiglie di vino, la veranda da cui ammirare il cielo, tante persone attorno e tanti profumi, ognuno con proprie storie ancora in corso. Chissà come andranno a finire?
Basta un piccolo errore. Un vassoio cade a terra e una bottiglia di spumante si rovescia. Sento degli insulti e tutto ciò che di bello poteva offrire la serata finisce in quel momento.
Vedo tante immagini nella testa di una vita trascorsa. In nessuna di queste sono vecchio, no. Non ci sono ancora arrivato. Sono a metà strada, poco dopo il matrimonio e la stretta di mano al mio nuovo capo. Sarà bello lavorare insieme.
Tu, mia moglie, sei al mio fianco e ascolti queste cose perché sono la risposta alla tua domanda. Cosa ti ha colpito di questa vita? 
Vuoi sapere tutto di me, ma ti pongo la stessa domanda. Raccontami di te. È il tuo turno ed io starò ad ascoltare.

Nessun commento:

Posta un commento