mercoledì 25 gennaio 2017

Fuori a cena

Ricordo che il bello arrivava al momento dell'ordinazione, quando il cameriere tornava dopo aver atteso i dieci minuti che gli avevamo chiesto. Noi non eravamo pronti, ma ci sembrava inopportuno chiedergli di attendere ancora e improvvisavamo. L'improvvisazione, peró, non era una nostra caratteristica e per quanto provassimo a nasconderli, mostravamo sempre i nostri difetti.Ordinavo la pizza per primo perché avevo imparato a scegliere in fretta, sotto lo sguardo di genitori e fratelli sconvolti dal mio modo di fare, mentre loro non sapevano da dove partire. A loro volta venivano osservati da me che ero curioso di vedere come si sarebbero comportati.Erano uno spasso. Mio padre alternava il menú al portafoglio per essere sicuro di potersi permettere il conto della cena. Guardare le banconote doveva dargli sicurezza o forse sperava di essersi sbagliato a contare e di ritrovarsi con una banconota da venti euro, o almeno da dieci, in più. Gli sarebbe piaciuto molto. Piú soldi da spendere significava che forse avremmo ordinato un dolce, uno solo, e lo avremmo diviso. Al contrario poteva essere che aveva contato due volte la stessa banconota e che avesse soldi in meno. Continuava a fare conti, sommando e sottraendo i prezzi delle portate che nominavamo. Si preoccupava che potessimo prenderle, senza badare a quello che avrebbe voluto mangiare lui. Di fatto era l'ultimo ad ordinare per basare la sua scelta sui soldi che restavano, adeguandosi.Certe cose le ho scoperte dopo, da adulto. Prima pensavo che fosse lento. Me le raccontò mia madre un pomeriggio in cui i soldi non avevano più importanza per la nostra famiglia, quando ero diventato abbastanza grande da poter pagare i miei conti da solo.Qualcuno potrebbe dire che se non avevamo i soldi conveniva restare a casa, cucinare per conto nostro, che avremmo sicuramente risparmiato. Ed è vero. A casa si spende meno.Ricordo che mio padre dava dei pizzicotti ad Antonio, nostro fratello maggiore, perchè ammiccava alle ragazze invece di degnare d'attenzione il cameriere che attendeva una risposta. Antonio non arrivava mai a capire cosa si aspettasse nostro padre da lui. Si sentiva messo in difficoltá senza capirne il perchè. Nostro padre lo sapeva e con calma era pronto a spiegarglielo, anche con uno sguardo e in quel caso si mise a fissare il cameriere.Mia sorella sceglieva la pizza piú costosa e ne mangiava solo metá per fare un dispetto. Sapeva della nostra situazione economica e colpevolizzava papá di non poterle comprare lo scooter o il cellulare di ultima generazione, al contrario dei genitori delle sue amiche a cui bastava solo chiedere. Lui, peró, le voleva bene e placava la rabbia nei suoi confronti evitandone lo sguardo e ironizzando che la più costosa era sicuramente la piú buona, ottima scelta!Ricordo i bisbigli tra i miei genitori per scegliere cosa far mangiare a mio fratello minore, che aveva quattro anni, se era il caso di prendere una pizza intera per lui, se dargli un pezzo della loro, se prendergli una bevanda grande, piccola o dargli un po' della loro.Ricordo che all'ingresso dei ristoranti avevamo fame e che eravamo bravi a nasconderlo grazie all'educazione di nostra madre che ci aveva istruito sull'importanza di apparire.Eravamo tranquilli e posati, attendevamo in silenzio di essere accompagnati al tavolo. Chi non ci conosceva sussurrava tra se e se parole di apprezzamento nei nostri confronti, i genitori ci indicavano ai loro figli come esempi da seguire e i gestori dei locali non temevano creassimo disordine in sala.Ancora prima c'era il momento in cui uscivamo di casa e salivamo in macchina. Non stavamo andando in gita in posti particolari, ma mi emozionava ugualmente. Era il momento delle premesse, quando potevo immaginare cosa sarebbe successo e sapevo che mi sarei divertito.<<Ma perchè ride sempre?>> Chiedeva mia madre.Lei vedeva altre cose, differenti dalle mie. Vedeva i figli crescere e il momento in cui quelle cene non sarebbero state un'abitudine e ci avrebbe visti allontanarci. Vedeva mio padre litigare con noi e tutti i litigi che sarebbero seguiti fino alla maggiore etá. Vedeva me in silenzio a sorridere e sperava che non smettessi mai.Chissá cosa vedeva mio padre, invece.Poi c'era l'inizio, quando ci comunicavano che saremmo andati a cena fuori. A mio fratello non importava, adorava la pizza. Mia sorella sembrava stizzita e pensava che se messi da parte, quei soldi potevano essere spesi in modo migliore. Comprando qualcosa a lei, ovviamente.Mia madre era contenta perchè significava un'altra serata insieme.Quelle serate iniziavano nel timore, ma il peggio passava e una volta ordinate cose che rientravano nel budget di nostro padre, tutto diventava normale. Si chiacchierava, si ascoltava, si prendeva in giro. Mio padre e mia madre si tenevano la mano e ci guardavano estasiati. Avevamo a disposizione la loro attenzione, ma non eravamo di sicuro dei figli speciali. Non importava. Loro stavano li e mi guardavano, mi facevano capire che c'erano se avevo bisogno e io mi sentivo al sicuro.Forse, stando a casa avremmo risparmiato, ma fuori insieme abbiamo guadagnato tutti qualcosa.  

Nessun commento:

Posta un commento