mercoledì 14 dicembre 2016

Le mie parole dove sono

Non doveva finire. Questo pensavano numerosi artisti e fan della canzone, la cui versione originale durava più di un'ora ed era l'unica traccia dell'album, se così poteva chiamarsi.
Nel corso degli anni vennero aggiunte strofe e ritornelli. Tutti cercarono di contribuire a renderla speciale e divenne famosa come simbolo di lotte politiche, umanitarie  ambientali. Si parlava della guerra e di quelle emozioni struggenti che si evitano cambiando discorso, odiando un capro espiatorio, che si accettano solo con una violenta presa di coscienza, poi della rassegnazione, dell'adeguamento e della voglia di ricominciare. Era perfetta per chiunque avesse una causa da sostenere. 
Sono passati quarant'anni dalla sua pubblicazione. L'autore concluse la carriera artistica dopo averla incisa e si dedicò all'insegnamento musicale nelle scuole medie. Grazie ai diritti d'autore poté arricchirsi, ma ogni profitto andò in beneficenza perché ritenne un insulto lucrare su qualcosa che aveva ispirato movimenti e manifestazioni civili. A Continuò a vivere del suo stipendio e della pensione fino al giorno in cui morì. Non pubblicò autobiografie, non tenne un diario. Fu bravo a nascondere i suoi pensieri al mondo. Non era pronto per un grande pubblico fatto di contestazioni e richieste. Non era pronto a lottare contro molti per quello in cui credeva. Preferí l'anonimato.
Al funerale erano presenti personalità importanti e numerosi fan, generazioni diverse che erano cresciute ascoltando la sua musica. Nessuno lo avrebbe sostituito.
Furono poche le interviste successive alla pubblicazione. L'autore dichiarò che non c'erano domande a cui non avesse già risposto, ma non era vero. Erano tanti i dubbi rimasti, le curiosità insoddisfatte e le imprecisioni lasciate alla discrezione di persone che non ne sapevano niente, così come non erano state raccontate tante realtà del mondo in cui aveva vissuto.
Ci furono il successo e la soddisfazione di averlo raggiunto, sapere di valere qualcosa, le serate in televisione e le recensioni positive.
Alla notizia di un secondo disco seguì, improvvisamente, quella del ritiro e nient'altro. Apparse qualche volta in campagne di sensibilizzazione, ma non tenne discorsi o compì gesti di altro tipo. 
C'é una strofa della canzone per ogni periodo della vita e tutti si chiedono quale ne riguarda la fine, si chiedono di cosa parla, se l'hanno già ascoltata e se sarebbero disposti a farlo. 
Capii che nella vita ci sono tante cose da dire e cercai la mia strofa, le parole che in qualche modo fossero per me, che potevo canticchiare in strada o in casa. Comprai il CD e lo ascoltai con attenzione tre volte, ma non trovai niente in cui riconoscermi. Non c'erano parole d'amore che non avessi già ascoltato e che non erano già state dette ad una ragazza, niente più dei soliti incoraggiamenti nel realizzare i propri sogni e classiche spiegazioni sull'importanza dell'amicizia. Ascoltai strofe sulle stelle, sulla famiglia, sulla musica e l'arte, sulla fiducia in se stessi e nella religione, sui bambini, sulla terra d'origine, sull'orizzonte, sulle malattie e sull'importanza di rimettere a posto le cose. Niente di questo sembrava coinvolgermi e ne rimasi deluso. Cercai su internet le strofe aggiunte dai fan, ma quelle orecchiabili erano poche e i temi trattati non all'altezza. 
Sentii che nessuno aveva parlato di me e mi sentii solo, come se non riuscissi a trovare la mia identitá in un mondo in cui tutti avevano realizzato la propria e mi passavano in parte senza avere tempo per me. Io restavo fermo. Cercavo aiuto, adesso lo so. Non c'erano colpe che potessi attribuire ad altri perché dovevo viverla quella ricerca. Era parte della mia vita. 
Susanna invece aveva trovato la sua strofa. La canticchiava spesso nei corridoi della scuola mentre i ragazzi raggiungevano le classi, per strada muovendosi in skateboard e seduta in un fast-food a mangiare un panino. Parlava dei segreti e del dolore che portano. Ripensò al suo, che le dava gioia e tristezza, qualcosa di bello che non si era avverato, forse il padre le aveva promesso di portarla in un'altra città, lontana dai compagni che la prendevano in giro, dove sarebbe felice a condizione di non dire niente a sua madre. Era la promessa di un rapimento. Era la più bella che le fosse mai stata fatta, ma non era capace di mentire e non sapeva come uscire da quella situazione. 
Forse, era la piccola rivalsa sul fidanzato che l'aveva resa complice del furto di un cellulare."Nascondilo!" Le disse.
Lei finse di perderlo, ma lo aveva restituito al proprietario. La paga ancora cara, ma è contenta così. Non è capace di allontanarsi da lui. 
Qualunque sia la verità, lei ci pensa e ne sorride abbassando lo sguardo. Passerà.
Romano invece, come me, non ha trovato la sua strofa, ma ha avuto la forza di scriverla. 
Erano in pochi a saperlo, ma era il figlio dell'autore. Lo aveva incontrato solo una volta e si sentì dire di sparire e che non c'era affetto per lui. Non lo aveva visto nascere, non ne aveva scelto il nome. Non poteva essere suo figlio.
L'allontanamento ricordava lo stesso dalla scena musicale, fatto di fretta e senza valide ragioni. Romano pensò che fosse stata la paura a guidarlo perché tra loro non c'era un legame e costruirlo sarebbe stato difficile. Ad unirli c'erano il sangue e le voci, identiche tra loro, una voce che gli permise di aggiungere la strofa in cui parlava di quelli come lui e di ottenere un gran seguito e molti apprezzamenti, senza svelare cosa lo avesse ispirato. Era un rifiutato, costretto a crescere senza una guida. Avrebbe imparato dalle esperienze, magari origliando le spiegazioni di altri genitori. 
Susanna e Romano hanno trovato le loro strofe. Io resto senza; non è ancora stata scritta. Aspetterò. Nel frattempo vivo la vita e osservo il mondo ascoltando musica.
Le persone intorno a me fanno lo stesso, hanno le cuffie nelle orecchie e siedono sui marciapiedi o sui gradini e ogni strofa spiega loro qualcosa come se parlassero a qualcuno ricco di esperienze. Devono solo ascoltare. Col tempo, forse, arriveranno parole che sanno della mia storia.

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