lunedì 7 novembre 2016

Dopo la messa

Pedala, dopo la messa, illuminato dalle luci dei lampioni che ne riflettono al suolo l'ombra minuta.
I vestiti che indossa sono pesanti e lo riparano dal freddo a cui è diventato sensibile con l'avanzare dell'etá.
Dietro di se lascia gli amici, la chiesa, i saluti e le raccomandazioni di non trascurarsi; e continua lungo la discesa in cui é inutile pedalare, provando il desiderio di tornare a casa e paura per i brutti incontri.
Quando arriva scende piano dalla bicicletta, tenendola in parte a se fino all'ingresso.
Il suo cappotto è caldo e la visiera della coppola gli scende sulla fronte.
Entra in casa e si mette comodo, indossa le ciabatte. Tira indietro la sedia e si accomoda con tutta calma appoggiandosi al tavolo. 
Ha un piccolo televisore su una cassettiera del soggiorno regalatogli da suo figlio. È di ultima generazione e ha diverse applicazioni, ma la cosa più importante è il telecomando, che gli evita di alzarsi per cambiare canale. Fino all'ultimo ha voluto tenere quello vecchio a tubo catodico perché non gli piacciono i cambiamenti e teme un pò la tecnologia. I suoi figli glielo hanno quasi imposto per semplificargli la vita. Fu all'ennesimo guasto che colsero l'occasione per regalargliene uno nuovo.
Inizialmente non ne era contento, ma finì col preferirlo per tante ragioni.
La sera segue un quiz show. Adora quel programma perché semplice e pieno di domande curiose. Guarda il presentatore che gestisce i concorrenti e la diretta e pensa che deve essere una brava persona che si rivolge a tutti con simpatia e con modi gentili.
Lo ammira anche se è più giovane di lui e vuole vederne tutte le puntate, immaginando di parlarci. Potrebbe dire ogni cosa che la risposta sarebbe cordiale e gentile, non come quelle del fruttivendolo che la mattina cerca di fregarlo. 
Si appoggia con i gomiti sul tavolo e guarda la televisione. 
Ride spesso perché i concorrenti dicono stupidaggini e fanno la figura degli ignoranti. Ride e sembra un bambino per via degli occhi lucidi dalla gioia.
Passa in questo modo le sue serate. 
Evita di pensare al fatto che è solo, alla cena da lui preparata che non era un granché ed ai vestiti stropicciati. Stirare non è facile.
Prima erano in due, lui e Agnese. Si occupavano l'uno dell'altra come di se stessi. Andavano in chiesa la sera, tenendosi la mano quando era il momento di alzarsi, di sedersi o di inginocchiarsi. Si trovavano davanti a Dio per mostrargli con fierezza che erano rimasti fedeli alle promesse del matrimonio, e con umiltá che solo lui li avrebbe potuti separare.
Quando il prete invitava i presenti a scambiarsi un segno di pace, si davano un lungo abbraccio, ignorando gli altri che si aspettavano una stretta di mano o un bacio sulla guancia, rimanendo delusi.
Si abbracciavano sentendosi protetti come da un bozzolo di farfalla che li muta in qualcosa di meraviglioso.
Ogni abbraccio era una metamorfosi.
Poi la vita di Agnese arriva alla fine, lasciando suo marito da solo a seguire la messa della sera.
Una chiamata arriva poco dopo le nove. Sono i suoi figli che chiedono di lui, di come sta e di come ha trascorso la giornata per tenergli un po' compagnia. Lui è contento e parla con i nipoti che gli raccontano delle cose imparate a scuola. Li vede crescere e sente di farlo anch'egli insieme a loro. Ne immagina la vita piena di soddisfazioni, ma sa che non vivrá abbastanza per farne parte.




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