mercoledì 26 ottobre 2016

Per andare insieme

No, non era ridicolo, perché tu eri mio fratello. Feci montare insieme le nostre sedie a rotelle per poterti spingere e tornare a fare quelle passeggiate che tanto ci piacevano. 
Andammo di nuovo al mercato. Ricordi? A scegliere la frutta fresca da mangiare in giardino, quando iniziava la primavera. Tu non riuscivi a muoverti bene, avevi ancora dolori, e non volevi provarci per non soffrire. Tendere la mano per afferrare una mela e annusarne l'odore era troppo per te, lo so, ma quanto mi avrebbe fatto piacere vedere uno sforzo da parte tua...
Allora, la sceglievo io per te, chiedendo consiglio al fruttivendolo, che di alcuni frutti me ne fece assaggiare uno spicchio. Li comprammo e continuammo a muoverci. 
Non era facile spostarsi in due ed occupavamo il doppio dello spazio. I mercati sono affollati e anche se non ci è stato detto niente, in molti ci fissavano con sguardo incuriosito, altri come a dire che quello non era il posto per noi. Forse, avevano ragione, ma mi mancava il coraggio per privarti di quella poca normalità che la vita ci aveva lasciato. Le tue espressioni disilluse mi facevano capire che non eri capace di coglierla, nonostante i miei sforzi per starti vicino in quella situazione che aveva colpito entrambi. Non credere fosse meglio per me o che fossi più forte. Avrei ceduto alle difficoltà prima o poi, ma volevo farlo sapendo che tu stavi bene, perché è da te che avrei voluto conforto. Eravamo soli, uniti dal dolore. Parenti e amici ci tenevano compagnia, ma arrivava il momento in cui dovevano andarsene. Era meglio imparare a cavarcela da soli.
La sera, quando mi massaggiavo le braccia doloranti, stavi a guardarmi. Cercavi un esempio, lo so, qualcuno che ti dimostrasse che reagire era possibile; non lo hai mai ammesso, ma qualcosa lo hai imparato, anche se voltavi lo sguardo quando mi accorgevo di te. Hai capito che può essere difficile, che viene richiesto un sacrificio o uno sforzo e che non si ottiene niente di grandioso. O meglio, non era grandioso per te tornare al cinema a curiosare sulle nuove uscite? I film non ti sono mai piaciuti, ma le tagline erano un'altra storia e speravi sempre di rivedere in una di esse il tuo primo amore delle elementari, che era diventata un'attrice, a cui non hai mai smesso di volere bene. Ti riempiva di gioia vederla godere del suo successo.
Non era grandioso il cibo d'asporto e la fame che ci prendeva mentre tornavamo a casa? Al nostro arrivo ne erano rimaste solo le carte o i sacchetti, perché eravamo un po' lenti di sera e non riuscivamo a resistere alla tentazione, mangiavamo per strada, anche se ci avrebbe fatto più piacere farlo vicino ad un tavolo.
Per il resto era il silenzio. Smettesti di parlare, così come di sorridere. Eri sempre stato un uomo molto serio e non credo di ricordare battute da parte tua in gioventù. Mi manca, però, la tua voce. Hai smesso di criticare le cose che non ti piacciono, quasi tutte, e non leggi più ad alta voce. Ho sempre pensato che fosse per te un modo di dimostrare che eri forte, che non avevi nulla da esprimere, ma poi ti vedevo cedere alla gioia che portano il natale e i compleanni e capii che tenevi per te un mondo e delle emozioni per cui non eri pronto. Non volevi confidarti con me, vero?
La nostra vita è cambiata negli ultimi anni, come noi, e il futuro ci riserva altre sorprese. Io ti starò vicino e non smetterò mai di spingere le nostre sedie a rotelle. Ti porterò dovunque. Ti porterò dovunque tu vorrai.


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