martedì 20 settembre 2016

La noia della pulizia

Non potevo uscire dalla stanza perché mia madre lavava il pavimento ed era proibito camminare per casa. Non voleva che lasciassi impronte e mi conveniva aspettare che si asciugasse.
Lo faceva una volta a settimana, il lunedì, dopo il bucato e dopo aver sistemato la mia stanza; io mi scocciavo, mi sentivo intrappolato, ed era una sensazione che non mi piaceva
La sua meticolosità le imponeva di pulire per bene le sedie prima di capovolgerle sul tavolo, su cui aveva steso una tovaglia per impedire di rovinarlo, e non voleva ascoltare critiche sul suo operato, specialmente dai membri della famiglia, specialmente da me e mia sorella che ci divertivamo nel farle notare i suoi comportamenti, a volte, maniacali. 
Alla fine, tutti apprezzavamo il buon odore di limone che si espandeva, dando sapore all'aria e gioia ai nostri nasi e lei ci scopriva sempre, ridendo delle critiche che le facevamo.
Stavo seduto sul divano e facevo dei grandi respiri, stavo bene anche se c'era freddo per via delle finestre aperte.
Nell'altra stanza vedevo mia sorella seduta come me, senza la possibilità di muoversi, e sapevo quanto fosse scocciata. Lei avrebbe rinunciato a quei lunedì in favore di una casa meno ordinata, ma più libera. A quell'età era probabile che lo desiderassero in tanti, anche se non ho mai chiesto ai miei compagni un'opinione sulle pulizie delle madri. Sicuramente mia sorella era la più contraria di tutti, tanto da organizzare una rivolta, se avesse saputo cosa fosse. I pianti, le urla e le braccia conserte erano una routine tutte le volte, ma mia madre la ignorava sempre e mi accorgo solo adesso che era il modo migliore per farle capire l'importanza della pulizia. Non ci devono essere scuse o lacrime ad ostacolo di una casa pulita, anche quando non sono felice, anche quando mi sembra che la polvere non possa più mostrarmi le belle cose su cui si è posata.
Ma la verità è che ci piaceva vedere nostra madre prendersi cura della casa, vedere il suo amore per noi espresso dall'ambiente in cui voleva permetterci di vivere. Era tutto per noi. 
Il pavimento era lucido e il sole si rifletteva il doppio, come se cominciasse da là.
Io restavo solo, separato da mia sorella, lontano dai miei giochi e sentivo l'assenza di tutta la gioia del mondo e nel mezzo c'era uno spazio impercorribile e inviolabile. Quante sberle avrei preso nel lasciare un'impronta a terra, come fosse il reato più grave del mondo.
Quei momenti mi hanno fatto conoscere la rassegnazione. Non potevo ribellarmi allo star fermo, tanto meno di contraddire un adulto. Quindi, a malincuore, me ne restavo sul divano, sedia o poltrona che capitava e per quindici minuti apparivo come un ragazzino tranquillo.
Dovrei dire che, poi, una volta riacquistata la libertà, non la sfruttavo al meglio. Giocavo, senza concludere qualcosa di veramente importante. La lezione passava inosservata, ma avrei potuto imparare come vivere il tempo che avevo a disposizione. Anche oggi che sono riuscito in diversi aspetti della mia vita, mi sembra di non essere capace di sfruttarlo.
Ma casa mia è molto pulita, esattamente come quella di mia sorella.
Sono andata a trovarla tempo fa e sono capitato proprio mentre lavava il pavimento e suo figlio stava ad aspettare sul divano del soggiorno. Mi ricorda nostra madre e quei tempi in cui l'unico modo per farci compagnia era un sorriso di comprensione da una stanza all'altra. So che ti annoi. Mi annoio tanto anche io. Vedrai che finirà. È questo che voleva dire quel sorriso e ce lo siamo detti così tante volte che è finita per davvero. Mia madre è anziana e non riesce ad occuparsi della casa. Abbiamo assunto una signora che lo fa al posto suo, ma in maniera diversa.
Io, invece, mi arrangio e a volte non riesco a controllarmi, finendo col camminare dove ho lavato. Pazienza! laverò meglio la prossima volta. 


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