martedì 19 luglio 2016

A scuola

E poi mi ritrovo ad appoggiare la testa sul banco, in classe, mentre la professoressa spiega la lezione. Per un attimo è come se tutto svanisse, anche se sono circondato dai miei compagni e dal loro chiacchiericcio. E forse sbaglio, ma mi sento rilassato e il mio braccio è talmente comodo che non lo cambierei con nessun cuscino al mondo.
L'insegnante, dalla cattedra, non se ne accorge o fa finta, intanto continua a dare spiegazioni e a rispondere alle domande di quei pochi interessati, lei che si è svegliata prima di me per essere puntuale, che è andata a letto più tardi per essere preparata sull'argomento, trovando pure il tempo di vestirsi bene e apparire bella e radiosa. Forse, dovrei prestarle più attenzione, ma sono veramente assonnato e scelgo di continuare a chiudere gli occhi.
Penso alla serata trascorsa con i miei amici, alla bibita consumata in un locale semi-vuoto come ogni martedì. Abbiamo parlato di stupidaggini, spettegolato su altre persone e riso dei post strani condivisi su Facebook.
Penso a mia sorella che si è trasferita in un'altra città per frequentare l'università. Mi manca. Mi mancano le chiacchierate con lei che riusciva a comprendermi più di nostro padre su argomenti puramente maschili.
Penso al mio respiro. È lento, calmo, profondo. Manca ancora poco e il suo ritmo mi fa addormentare.
Quest'anno scolastico non è dei migliori. Non ho mai voglia di studiare e la media dei voti è bassa. Mi destreggio tra il sei e il sette in tutte le materie. Anche la mia puntualità nelle interrogazioni risente della pigrizia, ne evito una con l'assenza, mi giustifico per un'altra, e ne ritrovo cinque accumulate in due giorni. Non recupererò mai!
A volte mi chiedo perché vengo a scuola se nel mio paese non c`è la certezza di trovare un lavoro; i miei sforzi per laurearmi non serviranno a niente, come accade per mia sorella. Dovrò accontentarmi di quello che troverò e sono certo che sarà qualcosa che non sopporto.
Ho voglia di fare solo questo, stare con la testa sul banco e non pensare a niente, solo dormire. Che poi, penso e penso, ma non risolvo proprio niente. Non riesco a mettere pace nel mio gruppo di amici.
Fabrizio litiga con Andrea perché gli ha portato via la ragazza. Alcuni dicono che è stato un errore, altri dicono che non è stato capace di tenersela e non si va più d'accordo come prima. A volte, non si esce nemmeno insieme. Lo so che sembra una stupidaggine, se confrontata ai problemi che ci sono nel mondo, ma a me piaceva lo stare assieme e ora mi manca. Dopotutto, io sono solo un ragazzo di sedici anni, i problemi del mondo li lascio al mondo, agli adulti o a chi per loro. 
E so che questi giorni non torneranno. Dovrei passarli da sveglio a vedere tutto quello che ho intorno, ma ci sono solo cose che ho visto già e di cui non sentirò il bisogno durante l'estate.
E a volte non penso a niente. C'è solo il buio. Gli occhi chiusi. Il cotone della mia felpa sulla pelle e l'odore delle pagine del libro.
Infine, la professoressa mi richiama all'attenzione e mi dice che se la lezione non è di mio gradimento posso anche uscire dall'aula. Mi suggerisce di provare a riposare nell'ufficio del preside per prendermi in giro. Ma va bene così, non mi arrabbio e alzo la testa. Tra i miei compagni c`è chi si fa una risata per la figura da dormiglione che ho fatto e c'è chi finge di aver seguito la lezione per non essere sgridato come me. 
Non importa. Cercherò di riposare a casa, pur sapendo che non sarà altrettanto comodo come in classe. 

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