venerdì 3 giugno 2016

Abbiamo avuto idee

In realtà, io gli davo solo una mano, mentre lui mi presentava come un suo amico. Tutti credevano che stessimo cambiando il mondo, ma non facevamo altro che protestare con cortei e striscioni, creando confusione e bloccando il traffico alle persone che avevano cose più serie delle nostre da fare.
Ricordo che gli bastava dire parole come fine delle guerre o democrazia che tutti erano pronti a sostenerlo, a dargli ragione e a seguirlo in quelle che ora, entrambi, chiamiamo follie.
Ci piaceva essere ascoltati, ci piaceva sostenere idee che erano sicuramente più grandi di noi e ci piaceva atteggiarci come fossimo grandi leader, quando eravamo semplici studenti universitari con poca voglia di studiare, tra l'altro.
Tutto cominciò durante un'assemblea, a scuola, quando Antonello prese la parola in un dibattito e disse di essere contro la legalizzazione della marijuana, ritenendola nociva e inutile. C'erano altri modi per stare bene e non pensare ai problemi, ad esempio una chiacchierata con gli amici più intimi, consumare un drink freddo al tavolino di un bar, guardare una partita di calcio ed esultare ad ogni goal a prescindere dalla squadra che l'aveva segnato. Furono in molti a dargli ragione e a lui piacque. Iniziò a tenere altri discorsi partendo da un confronto con un amico nei corridoi dell'università a cui si aggiungevano ascoltatori interessati. A volte, si preparava con l'aiuto di altri studenti, tra i quali c'ero anche io, per sostenere le sue idee. Trovare argomenti gli veniva difficile; avendo sempre una risposta ai commenti, non si poteva dargli torto. 
Finì col tenere discorsi nelle aule, anche occupandole senza permesso; la gente si accalcava per ascoltarlo. Tutti dicevano che era nato per cambiare il mondo, ma in realtà era solo un uomo di spettacolo e gli piaceva intrattenere le folle.
Lo seguirono nei cortei per le principali strade della città, dopotutto doveva anche agire per mantenere l'interesse degli altri.
Preparavamo slogan a favore della causa che volevamo sostenere e camminavamo tutto il giorno fino alla casa del sindaco, di fronte la quale facevamo un sit-in finché le forze dell'ordine ci facevano sgomberare spruzzandoci con gli idranti. Avvenivano anche scontri violenti, ma noi ci allontanavamo perché, ufficialmente, eravamo contro le maniere forti, ma la verità è che avevamo una paura tremenda.
Con alti e bassi, vivevamo quei giorni in modo molto superficiale, senza renderci conto del potere che avevamo nel dare speranze alle altre persone, ci importava solo della grande energia che tutto quel protestare ed essere ribelli ci dava, e volevamo essere mortali di cui la storia parlerà un domani.
In quelle lotte incontrammo anche l'amore. Due ragazze stupende, di gran lunga più mature di noi, ci davano tutto il loro sostegno. 
Ricordo le dimostrazioni nelle domeniche di sole, il senso di complicità che ci univa tutti e il sentirsi grandi. Sapevamo che non sarebbe durato in eterno, ma non ci importava. In fondo, lo facevamo per noi, per dare un senso alle nostre vite. Antonello mi metteva il braccio attorno al collo e mi diceva che ogni passo corrispondeva ad un futuro diverso, tutti da scartare fino a che non avessimo trovato quello migliore per i nostri figli anche se non avevamo idea di come potesse essere fatto. Forse, non sapevamo neanche per cosa stavamo lottando. So solo che le cose sono peggiorate dopo le proteste organizzate a Roma. La c'erano i politici veri e quei personaggi potenti a cui le nostre parole e tutto il seguito che avevamo davano fastidio. 
Riuscirono a farci espellere dall'università a causa del nostro comportamento.
Antonello, che aveva il vizio di esporsi senza pensare alle conseguenze, fu il più bersagliato di tutti noi. Lo screditarono pesantemente, montando uno scandalo in cui era accusato di aver stuprato una ragazzina di quattordici anni. Sembrava così vero che anche io dubitai della sua innocenza, anche se per poco tempo. Io sapevo che non sarebbe stato capace di commettere una cosa simile, ma chi non gli era vicino come me diede retta ai notiziari e smisero di ascoltarlo.
Tutta quella folla che alimentava i nostri sogni svanì d'improvviso, come la reputazione e le possibilità di un futuro normale.
Non so dove sia Antonello adesso ed è parecchio tempo che non lo sento, ma mi piacerebbe ricordare insieme a lui quei giorni in cui sembrava veramente possibile cambiare il mondo.

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